Il problema in breve: cos'è, per chi e a che punto siamo
Molte famiglie con reddito basso hanno sentito parlare di «fotovoltaico gratis» grazie al Reddito Energetico Nazionale, ma la formula lascia più dubbi che certezze. La misura esiste, è gestita dal GSE ed è riservata a un pubblico preciso: non è un contributo per chiunque voglia installare pannelli, e non copre tutto. Prima di entrare nei dettagli, conviene fissare cinque punti che rispondono già alle domande più frequenti.
- Cos'è: un contributo in conto capitale che il GSE versa direttamente all'installatore per realizzare un impianto fotovoltaico domestico in autoconsumo.
- Chi lo può chiedere: nuclei con ISEE in corso di validità inferiore a 15.000 euro, soglia che sale a 30.000 euro se in famiglia ci sono almeno quattro figli a carico.
- Quanto vale: 2.000 euro fissi più 1.500 euro per ogni kW installato, per impianti tra 2 e 6 kW, con un tetto massimo di 11.000 euro.
- Come funziona la domanda: si presenta sul portale del GSE quando lo sportello è aperto, in ordine cronologico e fino all'esaurimento dei fondi stanziati.
- A che punto è il bando: alla data di settembre 2026 i bandi 2024 e 2025 sono chiusi per esaurimento delle risorse e non risulta pubblicato un bando 2026 sui canali ufficiali del GSE.
Nei prossimi paragrafi la Redazione ricostruisce requisiti, importi e procedura punto per punto, citando sempre la fonte e l'anno del bando a cui ogni cifra si riferisce, perché il regolamento e le risorse disponibili cambiano a ogni apertura di sportello.
Che cos'è il Reddito Energetico Nazionale e come funziona
Il Reddito Energetico Nazionale (REN) è un contributo in conto capitale che il GSE eroga direttamente al soggetto realizzatore — cioè all'impresa installatrice, non alla famiglia — per costruire un impianto fotovoltaico domestico da 2 a 6 kW destinato all'autoconsumo, riservato ai nuclei con ISEE inferiore a 15.000 euro (30.000 con almeno quattro figli a carico). La misura è stata istituita dal Decreto Ministeriale 8 agosto 2023, noto come «DM REN», e la sua gestione operativa — regolamento, sportelli, istruttorie — è affidata al GSE, come descritto su la pagina ufficiale del Reddito Energetico Nazionale sul sito del GSE.
Il nome trae in inganno: non è un reddito in denaro che arriva sul conto corrente della famiglia. Il meccanismo è più circoscritto. Il GSE finanzia una quota dell'impianto calcolata con una formula fissa, e paga quella quota direttamente all'impresa che lo installa. La famiglia beneficiaria non riceve un bonifico: riceve un impianto fotovoltaico dimensionato per coprire i propri consumi domestici, di potenza compresa tra 2 e 6 kW.
C'è un'altra faccia della misura che le pagine commerciali tendono a non spiegare: l'energia prodotta e non autoconsumata in tempo reale non resta a disposizione della famiglia per essere rivenduta a proprio vantaggio. Il beneficiario rinuncia per venti anni dall'entrata in esercizio a valorizzare quell'energia in eccesso, che viene ritirata dal GSE tramite il ritiro dedicato; i relativi proventi confluiscono nel Fondo Nazionale Reddito Energetico e non nelle tasche del nucleo. Chi vuole capire nel dettaglio come funziona il ritiro dedicato dell'energia immessa in rete può consultare l'approfondimento dedicato sul sito, utile anche per chi valuta un impianto fotovoltaico al di fuori di questa misura specifica. In sintesi, il Reddito Energetico Nazionale non è un impianto «regalato» senza condizioni: è un finanziamento pubblico che copre una parte definita della spesa, a fronte di vincoli precisi su potenza, uso dell'energia e durata degli obblighi.

A che punto è il bando: 2024, 2025 e 2026
Alla data di settembre 2026 la situazione è chiara e va tenuta separata anno per anno: i bandi 2024 e 2025 del Reddito Energetico Nazionale sono chiusi per esaurimento delle risorse stanziate e il GSE non ha pubblicato un bando 2026 sui propri canali ufficiali. Confondere le tre annualità è l'errore più comune nelle pagine che trattano la misura, perché requisiti, importi e stato del bando non sono identici da un anno all'altro.
Il primo sportello, nel 2024, ha messo a disposizione 100 milioni di euro, ripartiti in 80 milioni per le regioni del Sud e le isole e 20 milioni per le altre regioni, coerentemente con la regola che destina l'80% dei fondi al Mezzogiorno. Il portale si è aperto il 5 luglio 2024 alle ore 12:00 e la quota Sud, oltre 10.500 richieste, si è esaurita lo stesso giorno; per il resto d'Italia sono arrivate circa 600 richieste prima della chiusura, secondo le comunicazioni del GSE.
Il secondo sportello, con l'Avviso pubblico REN_2025_1, ha messo a disposizione 103.166.077 euro, di cui 82.290.554 euro per le regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) e 20.875.523 euro per le restanti regioni e province autonome. Il portale ha aperto il 13 maggio 2025 alle 12:00, con scadenza fissata al 31 dicembre 2025 o, se prima, all'esaurimento delle risorse: la quota Sud si è esaurita lo stesso giorno di apertura, quella per il resto del Paese il 23 maggio, secondo quanto riportato da QualEnergia sulla base delle comunicazioni del GSE.
Per il 2026, sulle pagine del GSE consultate il 24 settembre 2026 risultano solo le dotazioni delle due annualità precedenti, senza alcun accenno a un nuovo stanziamento. Fonti di settore parlano di un decreto del MASE di rifinanziamento non ancora pubblicato e di una finestra indicativa tra giugno e settembre, ma si tratta di una stima, non di una data ufficiale. Nel frattempo, il regolamento prevede che lo sportello possa riaprire senza un nuovo bando «nel caso in cui, a seguito di rinunce ed esclusioni, saranno disponibili almeno 5 milioni di euro»: chi vuole sapere in tempo reale quante risorse restano può controllare il contatore delle risorse disponibili pubblicato dal GSE.
| Bando | Risorse | Ripartizione | Stato |
|---|---|---|---|
| 2024 | 100.000.000 € | 80.000.000 € Sud e isole, 20.000.000 € altre regioni | Chiuso, esaurito il giorno di apertura per la quota Sud |
| 2025 (Avviso REN_2025_1) | 103.166.077 € | 82.290.554 € Sud, 20.875.523 € altre regioni | Chiuso, esaurito il 13 maggio (Sud) e il 23 maggio (altre regioni) |
| 2026 | Non definite | Non definita | Non pubblicato alla data di settembre 2026 |
Chi può chiederlo: i requisiti
Per accedere al Reddito Energetico Nazionale servono, insieme, un ISEE sotto soglia, un diritto reale sull'immobile di residenza con una categoria catastale ammessa e un contratto di fornitura elettrica domestica intestato a un componente del nucleo, con potenza impegnata entro i 6 kW. Manca anche uno solo di questi elementi e la domanda non è ammissibile, indipendentemente da quanto sia basso l'ISEE.
Il requisito economico è l'ISEE, l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente che misura reddito e patrimonio di un nucleo familiare rapportati alla sua composizione. Il regolamento del GSE richiede un ISEE in corso di validità inferiore a 15.000 euro, soglia che sale a 30.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico; l'attestazione deve derivare da una DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) presentata attraverso i servizi digitali dell'INPS relativa all'anno precedente a quello della domanda, e deve essere valida al momento della richiesta.
Sul piano immobiliare, il richiedente deve vantare un diritto reale sulle superfici su cui installare l'impianto — proprietà, superficie, enfiteusi, usufrutto, uso o abitazione, anche in quota con altri soggetti — e l'unità immobiliare deve rientrare nel gruppo catastale A, con l'esclusione delle categorie A/1, A/8, A/9 e A/10 (abitazioni signorili, ville, castelli e uffici pubblici). L'immobile deve inoltre essere la residenza anagrafica del nucleo familiare al momento della domanda: chi vive in affitto non ha un diritto reale sull'immobile e resta escluso dalla misura.
Infine, il beneficiario o un altro componente del nucleo ISEE deve essere intestatario del contratto di fornitura elettrica «domestica» dell'unità di residenza, attivo al momento della domanda e con i requisiti di cliente domestico residente (tariffa TD di distribuzione e residenza nello stesso immobile a cui è intestata la fornitura). La potenza contrattualmente impegnata non può superare i 6 kW. Sullo stesso punto di connessione non devono esserci già impianti di produzione in esercizio, l'impianto finanziato deve essere di nuova costruzione e non realizzato per assolvere la quota d'obbligo rinnovabile prevista dall'articolo 26 del D.Lgs. 199/2021. Il beneficio, va ricordato, spetta una sola volta per nucleo.
| Requisito | Cosa chiede il GSE | Errore frequente |
|---|---|---|
| ISEE | In corso di validità, sotto 15.000 € (30.000 € con almeno 4 figli a carico) | ISEE scaduto o riferito a un anno non aggiornato |
| Diritto sull'immobile | Proprietà, usufrutto, uso, abitazione o enfiteusi sulle superfici da installare | Abitazione in affitto, senza diritto reale |
| Categoria catastale | Gruppo A, escluse A/1, A/8, A/9, A/10 | Immobile in A/8 o A/9 ritenuto idoneo per errore |
| Residenza | L'immobile deve essere la residenza anagrafica del nucleo | Residenza non coincidente con l'unità dell'impianto |
| Fornitura elettrica | Contratto domestico residente intestato a un componente del nucleo, potenza fino a 6 kW | Contratto non residenziale o potenza impegnata oltre 6 kW |
| Impianto sul punto di connessione | Nessun impianto di produzione già in esercizio, impianto di nuova costruzione | Presenza di un impianto fotovoltaico preesistente, anche piccolo |

Quanto vale il contributo
Il contributo del Reddito Energetico Nazionale si calcola con una formula fissa: 2.000 euro di quota fissa più 1.500 euro per ogni kW di potenza installata, per impianti compresi tra 2 e 6 kW e comunque non superiori alla potenza contrattualmente impegnata in prelievo. Applicando la formula, il valore va da un minimo di 5.000 euro per un impianto da 2 kW a un massimo di 11.000 euro per un impianto da 6 kW, il tetto più alto previsto dalla misura.
| Potenza installata | Quota fissa | Quota variabile | Contributo totale |
|---|---|---|---|
| 2 kW | 2.000 € | 3.000 € | 5.000 € |
| 3 kW | 2.000 € | 4.500 € | 6.500 € |
| 4 kW | 2.000 € | 6.000 € | 8.000 € |
| 5 kW | 2.000 € | 7.500 € | 9.500 € |
| 6 kW | 2.000 € | 9.000 € | 11.000 € |
Come già anticipato, il contributo non arriva alla famiglia: viene riconosciuto direttamente dal GSE al soggetto realizzatore, secondo quanto indicato su la scheda del GSE sull'agevolazione e sul contributo erogato. Le spese di istruttoria della domanda, sempre secondo il regolamento, non sono a carico del beneficiario.
Il contributo non è un assegno in bianco: copre l'impianto fotovoltaico entro i limiti calcolati con la formula, e per almeno dieci anni l'impianto deve essere assistito da una polizza multi-rischi, da un servizio di manutenzione e da un servizio di monitoraggio delle prestazioni, condizioni previste dal regolamento a garanzia del corretto funzionamento nel tempo. Restano invece fuori dal contributo i sistemi di accumulo (le batterie) e le colonnine di ricarica elettrica, anche se asservite all'impianto fotovoltaico: il regolamento le esclude esplicitamente dalle voci di spesa ammissibili. Una famiglia che desideri aggiungere una batteria può farlo, ma a proprie spese, come voce separata dall'impianto finanziato.
La Redazione non riporta in questa sede prezzi di mercato per un impianto da 2 a 6 kW, perché nessuna fonte verificata li fornisce in modo affidabile e generalizzabile: il costo effettivo dipende dal progetto, dal sito e dall'installatore. Ciò che eccede il contributo calcolato con la formula resta un tema da chiarire per iscritto con il soggetto realizzatore prima di firmare qualunque accordo, così da sapere in anticipo se e quanto resti a carico della famiglia.
Come si presenta la domanda
La domanda per il Reddito Energetico Nazionale si presenta sul portale del GSE nella finestra temporale in cui lo sportello è aperto, ed è l'ordine cronologico di arrivo — non la data di apertura in sé — a determinare chi riceve il contributo prima che le risorse stanziate si esauriscano. Per questo il click day si chiude in poche ore: i fondi sono limitati, l'assegnazione segue l'ordine di arrivo delle domande e la quota riservata al Sud, storicamente la più richiesta, tende a esaurirsi per prima.
Il percorso, ricostruito dal regolamento GSE e dalla guida di E-Distribuzione, segue questi passaggi:
- Ottenere un ISEE in corso di validità entro le soglie previste (15.000 euro, o 30.000 con almeno quattro figli a carico), tramite una DSU aggiornata presentata all'INPS.
- Individuare un soggetto realizzatore abilitato, cioè un'impresa di installazione in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 1, comma 2, lettera a), del DM 37/2008 e in regola con la formazione obbligatoria per gli impianti a fonti rinnovabili: sarà questa impresa a presentare formalmente la domanda e a ricevere il contributo.
- Presentare la domanda sul portale del GSE all'apertura dello sportello, indicando i dati del nucleo, dell'immobile e dell'impianto previsto; le domande sono processate in ordine cronologico fino all'esaurimento delle risorse per l'area geografica di riferimento.
- Attendere l'esito dell'istruttoria e la comunicazione di ammissione al contributo da parte del GSE.
- Realizzare e collegare l'impianto in rete entro 18 mesi dalla prima comunicazione di accoglimento: il termine, originariamente fissato a 12 mesi, è stato esteso con decreto ministeriale del 20 novembre 2025, come comunicato dal GSE con una news dell'8 gennaio 2026, con riferimento ai bandi 2024 e 2025.
- Richiedere l'erogazione del contributo entro 60 giorni dall'entrata in esercizio dell'impianto: il mancato rispetto di questo termine comporta la decadenza dal beneficio.
- Cedere al GSE, tramite il ritiro dedicato, l'energia prodotta e non autoconsumata, rinunciando per venti anni alla sua valorizzazione economica diretta.
Per un quadro più operativo sui passaggi tecnici e sui rapporti con il distributore locale, è disponibile la guida di E-Distribuzione al Reddito Energetico Nazionale, che descrive requisiti e funzionamento dal punto di vista della connessione alla rete.

Se l'ISEE supera la soglia o lo sportello è chiuso
Chi non rientra nelle soglie ISEE del Reddito Energetico Nazionale, o si trova di fronte a uno sportello chiuso per esaurimento delle risorse, non resta senza alternative: esistono altri strumenti pubblici per il fotovoltaico domestico, con requisiti e meccanismi diversi da valutare caso per caso.
La strada più diffusa è la detrazione fiscale IRPEF per il recupero del patrimonio edilizio, che si applica anche agli interventi di installazione di impianti fotovoltaici sull'abitazione. Secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate, per le spese sostenute nel 2026 la detrazione è pari al 50% se l'intervento riguarda l'abitazione principale e al 36% negli altri casi, calcolata su una spesa massima di 96.000 euro e recuperata in dieci quote annuali di pari importo. A differenza del Reddito Energetico, questa misura non ha un tetto di risorse a esaurimento né una finestra temporale di apertura: si applica a chi presenta la dichiarazione dei redditi e rispetta le condizioni previste dalla normativa fiscale, indipendentemente dall'ISEE, ma richiede una capienza fiscale sufficiente a recuperare la detrazione nel tempo. Per approfondire condizioni e documentazione richiesta, la guida dell'Agenzia delle Entrate alle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie resta il riferimento ufficiale.
Esistono poi altri strumenti pensati per interventi diversi, che vanno solo citati come possibilità distinte da approfondire singolarmente: il Conto Termico, che incentiva soprattutto interventi di efficienza energetica e sostituzione di impianti termici — per capire chi può accedere al Conto Termico 3.0 e per quali interventi conviene consultare la scheda dedicata, dato che i requisiti non coincidono con quelli del Reddito Energetico — e le comunità energetiche rinnovabili, che permettono di condividere la produzione fotovoltaica tra più utenti collegati alla stessa cabina primaria. Nessuna di queste misure sostituisce automaticamente il Reddito Energetico: quale sia la più adatta dipende dalla situazione reddituale, patrimoniale e fiscale del singolo nucleo, e la scelta va fatta con il supporto di un professionista o direttamente confrontando i regolamenti ufficiali di ciascuna misura.
Cosa controllare prima di fare domanda
Prima di presentare (o far presentare dal soggetto realizzatore) la domanda per il Reddito Energetico Nazionale, conviene verificare puntualmente ciascuno dei requisiti che il regolamento del GSE considera vincolanti, perché anche un solo elemento fuori posto comporta l'esclusione o, in fasi successive, la revoca del contributo.
- ISEE scaduto o non aggiornato: il regolamento richiede un'attestazione in corso di validità al momento della domanda, riferita a una DSU presentata per l'anno corretto.
- Categoria catastale esclusa: le unità in A/1, A/8, A/9 e A/10 non sono ammissibili, anche se rientrano formalmente nel gruppo A.
- Immobile non di residenza: l'unità su cui installare l'impianto deve coincidere con la residenza anagrafica del nucleo alla data della domanda.
- Contratto di fornitura non intestato correttamente o senza requisiti di cliente domestico residente: la fornitura deve essere domestica, con tariffa da cliente residente nello stesso immobile.
- Impianto di produzione già in esercizio sullo stesso punto di connessione: la misura finanzia solo impianti di nuova costruzione, non l'ampliamento di uno esistente.
- Potenza contrattuale impegnata sopra 6 kW o incompatibile con l'impianto richiesto: la potenza dell'impianto non può superare né i 6 kW previsti dal regolamento né la potenza in prelievo del contratto.
- Intenzione di cumulare con il Superbonus: il regolamento prevede la revoca del contributo in caso di cumulo con altri incentivi sullo stesso impianto.
- Accordo con l'installatore non messo per iscritto: poiché il contributo copre solo la quota calcolata con la formula, ogni costo eventualmente eccedente andrebbe definito per iscritto prima dell'avvio dei lavori.
Domande frequenti
Che cos'è il reddito energetico nel 2026?
È un contributo in conto capitale del GSE per installare un impianto fotovoltaico domestico da 2 a 6 kW, riservato a nuclei con ISEE basso. A settembre 2026 i bandi 2024 e 2025 sono chiusi per esaurimento delle risorse e non risulta pubblicato un bando 2026. Il contributo va all'installatore, non alla famiglia.
Qual è l'ISEE per ottenere il reddito energetico?
Serve un ISEE in corso di validità inferiore a 15.000 euro, oppure inferiore a 30.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico. Sono le soglie del regolamento del GSE per i bandi 2024 e 2025, alla data di settembre 2026.
Quanto vale il contributo del Reddito Energetico?
2.000 euro di quota fissa più 1.500 euro per ogni kW installato, con potenza da 2 a 6 kW: da 5.000 euro fino a un massimo di 11.000. Il GSE lo paga direttamente all'installatore. La batteria di accumulo non è fra le spese ammissibili.
Quando riapre lo sportello del reddito energetico?
Non c'è una data ufficiale. Lo sportello può riaprire se i residui raggiungono 5 milioni di euro, e un nuovo bando 2026 dipende da un decreto del MASE non ancora pubblicato. Il GSE mostra un contatore delle risorse disponibili.
Il reddito energetico vale anche per chi è in affitto?
No, in base ai requisiti: serve un diritto sull'immobile (proprietà, usufrutto o simili), che deve essere la residenza anagrafica del nucleo e ricadere nel gruppo catastale A, esclusi A/1, A/8, A/9 e A/10. Chi è in affitto non ha un diritto reale.
Si può avere la batteria con il reddito energetico?
Il contributo si calcola sui kW del fotovoltaico e la batteria non è fra le spese ammissibili secondo il regolamento del GSE. Se si vuole l'accumulo, va concordato con l'installatore come voce separata a carico della famiglia.
Il reddito energetico si può cumulare con il Superbonus?
No. Secondo E-Distribuzione la misura è incompatibile con il Superbonus; il regolamento del GSE prevede la revoca del contributo in caso di cumulo con altri incentivi e impone il ritiro dedicato con il GSE per l'energia in eccesso.
La checklist prima del prossimo sportello
Chi vuole arrivare pronto alla prossima apertura del bando può verificare, con largo anticipo, alcuni punti fermi: un ISEE aggiornato e sotto la soglia prevista; il rispetto dei requisiti dell'immobile (categoria catastale ammessa e residenza anagrafica coincidente); la corretta intestazione del contratto di fornitura elettrica; un accordo scritto con il soggetto realizzatore scelto; il controllo periodico del contatore delle risorse pubblicato dal GSE; l'assenza di impianti di produzione già installati sullo stesso punto di connessione.
Regolamenti, soglie ISEE e risorse disponibili possono cambiare a ogni nuovo bando: la verifica puntuale dei requisiti per il proprio nucleo familiare spetta comunque al GSE e, per i casi più complessi, a un professionista, e prevale sempre su quanto riportato in un articolo di carattere informativo.




