Quanto consuma una pompa di calore: la domanda e il metodo
Chi sta valutando di sostituire la caldaia trova online cifre come «da 2.500 a 6.000 kWh all'anno»: numeri veri ma inutili per la propria casa, perché non dicono nulla sulla superficie, sull'isolamento o sulla zona climatica di chi legge. Questo articolo risponde alla domanda quanto consuma una pompa di calore con un metodo, non con una cifra unica: il consumo elettrico annuo si ottiene dividendo il fabbisogno termico dell'edificio per il rendimento stagionale della macchina, e quel fabbisogno il lettore lo ha già scritto nella propria bolletta del gas.
Prima di entrare nel dettaglio, un riepilogo dei punti che l'articolo dimostra:
- Il consumo elettrico si calcola così: fabbisogno termico (kWh) ÷ rendimento stagionale (SCOP o SPF).
- Uno SPF di 3,4 — misurato, non di targa — significa che un kWh elettrico produce in media 3,4 kWh di calore lungo la stagione.
- Secondo le stime di un installatore (Enpal), per il solo riscaldamento e con uno SCOP intorno a 3,5, il consumo elettrico si colloca indicativamente tra 19 e 30 kWh per m² all'anno.
- Le sei zone climatiche italiane cambiano il fabbisogno termico dell'edificio, ma nessuna fonte ufficiale pubblica i kWh/m² per zona: il metodo dell'articolo, basato sul proprio consumo di gas, incorpora già la propria zona.
- Il COP riportato sulle schede tecniche è un numero istantaneo misurato in laboratorio: non è, e non può essere usato come, un consumo annuo.
Quanto consuma una pompa di calore per metro quadro: l'ordine di grandezza
Il consumo elettrico per metro quadro dipende dal fabbisogno termico dell'edificio diviso per il rendimento stagionale della macchina installata. Partendo dalle stime pubblicate da un installatore (Enpal) per il solo riscaldamento, con uno SCOP di circa 3,5, si ricavano indicativamente 19–30 kWh elettrici per m² all'anno, un intervallo ampio perché dipende fortemente dalla singola casa.
Riportando quelle stime — dichiarate da Enpal come indicative e senza anno pubblicato — a valori per metro quadro, la tabella seguente mostra come cambia il consumo al crescere della superficie:
| Superficie | Fabbisogno termico annuo (kWh) | Consumo elettrico annuo (kWh, SCOP ~3,5) | Consumo elettrico per m² (kWh/m²) |
|---|---|---|---|
| 80 m² | 5.000–7.000 | 1.500–2.000 | 19–25 |
| 120 m² | 8.000–12.000 | 2.300–3.400 | 19–28 |
| 200 m² | 15.000–21.000 | 4.300–6.000 | 22–30 |
I dati sono un'elaborazione della Redazione sulle cifre pubblicate da Enpal, indicativa e non un valore medio nazionale certificato. Vanno letti con tre avvertenze: non includono acqua calda sanitaria né raffrescamento, non distinguono la zona climatica dell'edificio, e non sostituiscono un calcolo del fabbisogno fatto sulla singola casa. Il consumo elettrico annuo di una pompa di calore si ottiene dividendo il fabbisogno termico dell'edificio per il rendimento stagionale misurato: con un SPF di 3,4, ogni kWh elettrico produce 3,4 kWh di calore.
COP, SCOP e SPF: quale numero usare per stimare il consumo
Il COP misura la resa della macchina in un punto di lavoro fisso, tipicamente con aria esterna a 7 °C e acqua in mandata a 35 °C; lo SCOP stima il rendimento medio su un'intera stagione di riscaldamento, considerando più temperature e tre climi di riferimento; lo SPF è il rendimento misurato sull'impianto reale una volta installato, in una stagione o in un anno. Per stimare un consumo annuo servono gli ultimi due, non il primo.
Il COP compare sulla scheda tecnica del produttore ed è un dato di laboratorio, utile per confrontare modelli ma non per prevedere una bolletta. Lo SCOP, richiesto dalle norme di riferimento del settore (le norme EN 14511 e EN 14825), è già una stima più realistica perché tiene conto della variabilità stagionale. Lo SPF, infine, nasce da una misura sul campo: è il numero più affidabile, ma richiede sensori installati e un periodo di osservazione.
Un'indicazione concreta di quanto possa variare lo SPF nella pratica viene da la sperimentazione sul campo condotta dal Fraunhofer ISE su pompe di calore in edifici esistenti: nel progetto WPsmart im Bestand, quattro anni di misure su edifici costruiti fra il 1826 e il 2001, con superficie riscaldata media di 170 m², hanno mostrato per le pompe aria/acqua uno SPF compreso fra 2,6 e 4,9, con media 3,4. Il progetto non ha trovato correlazione fra anno di costruzione dell'edificio e SPF ottenuto, e ha osservato che radiatori ben dimensionati possono funzionare a temperature di mandata basse come quelle tipiche del pavimento radiante, con benefici diretti sul rendimento.
Va detto con chiarezza che questi sono dati misurati su edifici tedeschi: la Redazione non ha trovato dati di campo italiani con cifre pubbliche equivalenti (l'RSE monitora pompe di calore in Italia dal 2006, ma le cifre raccolte non sono state consultate per questo articolo). Il COP è un rapporto istantaneo in un punto di prova, lo SCOP una stima stagionale e lo SPF una misura sull'impianto installato: per calcolare un consumo annuo si usano lo SCOP o, meglio, l'SPF.
| Indicatore | Cosa misura | Dove si trova | Serve per stimare il consumo annuo? |
|---|---|---|---|
| COP | Resa in un punto di prova fisso (es. 7 °C esterni, 35 °C mandata) | Scheda tecnica del produttore | No |
| SCOP | Resa media stimata su una stagione, più temperature e climi | Scheda tecnica, dichiarazione del produttore | Sì, come stima |
| SPF | Resa misurata sull'impianto realmente installato | Monitoraggio sul campo (sensori, contatori) | Sì, è il più affidabile |
Come stimare il proprio consumo in tre passi
Il modo più concreto per stimare il proprio consumo elettrico parte dal gas che si consumava per riscaldare la stessa casa: si converte quel gas in kWh termici e si divide per il rendimento stagionale della pompa di calore che si intende installare. È un calcolo che ogni proprietario può fare con la propria bolletta, senza bisogno di medie generiche.
Il metodo si articola in tre passi:
- Isolare i metri cubi (Smc) di gas usati per il solo riscaldamento, sottraendo cottura e acqua calda sanitaria se sono sulla stessa fornitura (spesso si può stimare il consumo estivo, dovuto solo a cucina e ACS, e sottrarlo dal totale annuo).
- Convertire gli Smc in kWh termici, usando il potere calorifico superiore riportato sulla propria bolletta: in mancanza di quel dato, il potere calorifico superiore convenzionale definito da ARERA riporta come esempio un valore di circa 0,038576 GJ/Smc, pari a circa 10,7 kWh per Smc; il valore esatto da usare resta quello scritto sulla propria bolletta, perché varia leggermente nel tempo e per zona di distribuzione.
- Applicare il rendimento della vecchia caldaia (per stimare il calore utile effettivamente reso all'ambiente) e poi dividere per lo SPF o lo SCOP della pompa di calore che si vuole installare (un valore prudente è 3,0; uno medio 3,4; uno favorevole 4,0, coerente con l'intervallo misurato dal Fraunhofer ISE).
Un esempio, con ipotesi dichiarate e non dati medi: 1.000 Smc di gas consumati per il solo riscaldamento, moltiplicati per circa 10,7 kWh/Smc, danno 10.700 kWh termici in bolletta come energia del gas. Ipotizzando una vecchia caldaia con rendimento del 90%, il calore effettivamente reso alla casa è circa 9.630 kWh termici. Dividendo per uno SPF di 3,4 si arriva a circa 2.830 kWh elettrici all'anno; con uno SPF più prudente di 3,0 il consumo sale a circa 3.210 kWh elettrici; con uno SPF favorevole di 4,0 scende a circa 2.410 kWh elettrici. Per una casa di 120 m² questo equivale a circa 24 kWh/m² all'anno, un valore coerente con l'intervallo indicato da Enpal nella sezione precedente. I 1.000 Smc e il rendimento del 90% sono ipotesi di calcolo scelte per l'esempio, non dati medi di un edificio tipo: ogni lettore deve sostituirle con i propri Smc e con il rendimento reale (o stimato) del proprio generatore.

Zone climatiche: perché la stessa casa consuma in modo diverso
Il D.P.R. 412/1993 divide i comuni italiani in sei zone climatiche (A-F) in base ai gradi-giorno, cioè alla somma delle differenze positive tra 20 °C e la temperatura media esterna giornaliera nella stagione di riscaldamento convenzionale: più gradi-giorno significano una stagione di riscaldamento più lunga e più fredda, quindi un fabbisogno termico più alto per lo stesso edificio.
la classificazione dei comuni in sei zone climatiche del D.P.R. 412/1993 fissa anche il periodo e le ore massime in cui gli impianti di riscaldamento possono restare accesi, come riportato nella tabella seguente:
| Zona | Gradi-giorno | Periodo di accensione | Ore massime al giorno |
|---|---|---|---|
| A | fino a 600 | 1° dicembre – 15 marzo | 6 |
| B | 601–900 | 1° dicembre – 31 marzo | 8 |
| C | 901–1.400 | 15 novembre – 31 marzo | 10 |
| D | 1.401–2.100 | 1° novembre – 15 aprile | 12 |
| E | 2.101–3.000 | 15 ottobre – 15 aprile | 14 |
| F | oltre 3.000 | nessuna limitazione | nessuna limitazione |
In Italia il D.P.R. 412/1993 divide i comuni in sei zone climatiche (A-F) per gradi-giorno: nella zona E, oltre 2.100 e fino a 3.000 gradi-giorno, il riscaldamento può restare acceso al massimo 14 ore al giorno dal 15 ottobre al 15 aprile. È importante non confondere queste soglie con dei consumi: sono limiti di legge all'esercizio degli impianti, non cifre di kWh. Nessuna fonte ufficiale verificata pubblica i kWh/m² per zona climatica, e questo articolo non li costruisce per proporzione a partire da altri dati: il modo corretto di considerare la propria zona resta il metodo del paragrafo precedente, perché il consumo di gas registrato in bolletta incorpora già, di fatto, il clima specifico del proprio comune.
Quanto assorbe in un giorno di inverno: dai kW di targa ai kWh
La potenza indicata sulla scheda di una pompa di calore, espressa in kW, è potenza termica — il calore che la macchina può rendere — non l'energia elettrica che assorbe. L'assorbimento elettrico in un'ora si ottiene dividendo quella potenza termica per il COP del momento, e il COP scende quando la temperatura esterna scende: più fa freddo, più elettricità serve per produrre lo stesso calore.
La tabella seguente mostra l'assorbimento orario massimo teorico per alcune taglie comuni, con un COP di 3 (condizioni autunnali) e con un COP di 2 (condizioni più severe, intorno a −7 °C esterni):
| Potenza termica di targa | Assorbimento orario con COP 3 | Assorbimento orario con COP 2 |
|---|---|---|
| 6 kW | 2,0 kWh/h | 3,0 kWh/h |
| 8 kW | 2,7 kWh/h | 4,0 kWh/h |
| 10 kW | 3,3 kWh/h | 5,0 kWh/h |
| 12 kW | 4,0 kWh/h | 6,0 kWh/h |
Questi valori sono un calcolo teorico alla potenza massima, non un consumo medio: la macchina non lavora sempre al massimo, e per gran parte delle ore invernali il fabbisogno reale della casa è inferiore alla potenza di targa. Secondo Enpal, il consumo giornaliero di una pompa di calore per il riscaldamento oscilla indicativamente tra 10 e 35 kWh al giorno in inverno — la stessa cifra ripresa dall'anteprima generata da Google al momento della verifica —, con la parte alta dell'intervallo raggiunta nei giorni più freddi. C'è una differenza netta tra la prima ora di accensione, quando la macchina deve portare l'ambiente in temperatura e lavora vicino alla potenza massima, e il regime di mantenimento: secondo Mr. Kilowatt, con impianti radianti e COP elevato l'assorbimento a regime scende a circa 0,3–0,4 kW elettrici all'ora, un ordine di grandezza molto più basso di quello di accensione.

Cosa fa salire il consumo: mandata, isolamento, acqua calda
I tre fattori che pesano davvero sul consumo elettrico di una pompa di calore sono la temperatura di mandata richiesta dall'impianto, la dispersione termica dell'edificio e la produzione di acqua calda sanitaria: agiscono tutti sul rendimento stagionale effettivo, quindi sul denominatore della formula vista finora.
Sulla mandata, la regola è semplice: più bassa è la temperatura dell'acqua che il sistema deve produrre, più alto è lo SPF ottenibile. Il Fraunhofer ISE ha osservato che anche impianti a radiatori, se correttamente dimensionati, possono funzionare a temperature di mandata basse, paragonabili a quelle tipiche di un pavimento radiante, con effetti positivi sul rendimento reale misurato.
Sull'isolamento, il principio è altrettanto diretto: un edificio ben coibentato richiede meno energia per mantenere la temperatura interna, quindi un fabbisogno termico più basso a parità di superficie. Alcune fonti riprese dalle sintesi delle ricerche online indicano un intervallo di 5–15 kWh al giorno per case ben isolate contro 30–50 kWh al giorno per edifici poco isolati, ma si tratta di stime senza anno dichiarato e vanno prese come ordine di grandezza, non come dato ufficiale verificato.
Sull'acqua calda sanitaria (ACS), produrre acqua a 55–65 °C richiede alla pompa di calore uno sforzo maggiore rispetto al riscaldamento a bassa temperatura, e questo fa salire il consumo complessivo rispetto al solo riscaldamento. Non esistono cifre di kWh verificate e specifiche per l'ACS da riportare qui: va considerata come una voce di consumo distinta, da stimare con il numero di persone in casa e le proprie abitudini, non come una percentuale fissa del riscaldamento. Anche i cicli di sbrinamento dell'unità esterna e gli ausiliari elettrici (pompe di circolazione, resistenze di back-up) incidono sul consumo complessivo, ma in modo qualitativo e senza una cifra generale attribuibile.
| Fattore | Cosa cambia | Cosa può fare il lettore |
|---|---|---|
| Temperatura di mandata | SPF più alto con mandata più bassa | Verificare la temperatura di progetto dell'impianto con un termotecnico |
| Isolamento dell'edificio | Fabbisogno termico più basso a parità di superficie | Valutare interventi di coibentazione prima o insieme alla pompa di calore |
| Acqua calda sanitaria | Consumo aggiuntivo rispetto al solo riscaldamento | Stimarlo separatamente in base a persone e abitudini |
| Sbrinamenti e ausiliari | Piccoli assorbimenti extra, variabili con il clima | Nessuna azione diretta: dipende dal modello e dal clima |

Dai kWh agli euro: la formula
Il costo annuo del riscaldamento con una pompa di calore si ottiene moltiplicando il consumo elettrico stimato per il prezzo al kWh dell'elettricità della propria fornitura, IVA inclusa. Non esiste un prezzo unico da applicare: quello che segue è un esempio di calcolo con un'ipotesi dichiarata, non un prezzo di mercato.
Riprendendo i 2.830 kWh elettrici stimati nell'esempio del passo 3, e ipotizzando — solo per il calcolo — un prezzo di 0,25 €/kWh IVA inclusa, il costo annuo del riscaldamento sarebbe di circa 707 €. Chi vuole un numero realistico per la propria casa deve sostituire quel prezzo con quello effettivamente pagato, leggibile nella propria bolletta dell'elettricità. Per chi si trova nel mercato tutelato dei clienti vulnerabili, un riferimento pubblico è il comunicato ARERA sui prezzi dell'elettricità per i clienti vulnerabili nel terzo trimestre 2026, che segnala un aumento del 4,6% e una spesa annua per il cliente tipo vulnerabile di 591,86 € tra ottobre 2025 e settembre 2026: è un dato sulla spesa complessiva di un cliente tutelato, non un prezzo al kWh da applicare a questo calcolo.
Fotovoltaico, tariffe dedicate agli autoconsumi e incentivi cambiano sensibilmente questo conto, ma sono argomenti trattati nell'articolo del cluster dedicato al risparmio annuo con fotovoltaico e pompa di calore, e qui non vengono ripetuti.
Domande frequenti
Quanti kW servono per riscaldare 100 mq con una pompa di calore?
Dipende dal carico termico, cioè dalle dispersioni dell'edificio, non solo dalla superficie. Secondo Enpal, come orientamento generale, servono circa 6 kW per 60–90 m² ben isolati e 8 kW per 90–120 m². Il dimensionamento corretto richiede però il calcolo del carico termico fatto da un termotecnico, non una stima per metro quadro.
Quanto costa riscaldare una casa di 100 metri quadri con la pompa di calore?
Il costo si ottiene moltiplicando i kWh elettrici consumati per il prezzo al kWh. Con uno SPF di 3,4 e circa 24 kWh/m² all'anno, il consumo per 100 m² è nell'ordine di 2.400 kWh elettrici, pari a circa 600 € con un prezzo ipotetico di 0,25 €/kWh. Il conto reale va ricavato dal proprio consumo di gas e dal prezzo della propria fornitura elettrica.
La pompa di calore fa davvero risparmiare?
Dipende da due numeri: lo SPF effettivamente ottenuto dall'impianto e il rapporto tra il prezzo dell'elettricità e quello del gas. Il Fraunhofer ISE ha misurato in Germania uno SPF compreso fra 2,6 e 4,9 su pompe aria/acqua: un intervallo ampio, che rende necessario calcolare il risparmio caso per caso e non darlo per scontato.
Quanti kW consuma un condizionatore a pompa di calore?
Un climatizzatore aria-aria è, dal punto di vista funzionale, una pompa di calore più piccola: il valore in kW indicato sulla scheda è la potenza termica, mentre l'assorbimento elettrico si ottiene dividendo quella potenza per il COP. A regime, l'assorbimento elettrico è in genere una frazione di quello di targa; il dato specifico va letto sulla scheda tecnica del modello.
Quanta corrente consuma una pompa di calore al giorno?
Secondo Enpal, il consumo giornaliero per il riscaldamento oscilla tra 10 e 35 kWh al giorno in inverno, con forte variabilità legata a isolamento dell'edificio, clima locale e temperatura di mandata richiesta dall'impianto. Per stimare il proprio consumo reale conviene però usare il metodo basato sulla bolletta del gas descritto in questo articolo.
Perché la pompa di calore consuma di più quando fuori fa freddo?
Perché due fattori si sommano: il fabbisogno di calore dell'edificio cresce con il freddo, e nello stesso tempo il COP della macchina scende. Secondo Enpal, a −7 °C esterni il COP può scendere verso 2, contro circa 3 in condizioni autunnali più mite: per produrre lo stesso calore la macchina assorbe più elettricità dalla rete.
La checklist per stimare il consumo
Per arrivare a una stima realistica del proprio consumo elettrico, conviene seguire cinque passaggi in ordine: recuperare gli Smc di gas usati per il solo riscaldamento nell'ultimo anno; leggere il potere calorifico superiore riportato sulla propria bolletta, invece di usare un valore generico; scegliere uno SPF prudente, tra 3,0 e 3,4, coerente con l'intervallo misurato dal Fraunhofer ISE su edifici esistenti; non usare mai il COP di targa come se fosse un consumo annuo; e considerare separatamente, con una stima a parte, l'acqua calda sanitaria e l'eventuale raffrescamento estivo, che non rientrano nel calcolo del solo riscaldamento.
Consumi, prezzi e regole di esercizio degli impianti possono cambiare nel tempo: il calcolo del carico termico fatto da un termotecnico e le norme ufficiali vigenti prevalgono sempre sulle stime di questo articolo.




